Lactive™
Lattoferrina bioattivata
Il meccanismo con cui un neonato si difende, riprodotto con un processo enzimatico brevettato.
Richiedi un campioneNon un altro conservante naturale
La lattoferrina è nota da decenni. Quello che cambia è la bioattivazione: liberando i peptidi si allarga lo spettro delle attività a nuove proprietà, si abbassa la dose necessaria e i peptidi penetrano nella pelle, cosa che una proteina intera, molto più grande, non fa.
Difesa selettiva
Agisce sui microrganismi indesiderati risparmiando commensali e probiotici. È la differenza fra togliere e riequilibrare, e si vede nei saggi di riduzione logaritmica confrontati fianco a fianco.
Un solo attivo, più funzioni
Equilibrio del microbiota, azione sul biofilm, recupero della barriera, contenimento della risposta infiammatoria, antiglicazione, uniformità del colorito. Un ingrediente al posto di quattro.
Biotech circolare
Nasce dalla valorizzazione di un sottoprodotto attraverso un processo enzimatico proprietario, in uno stabilimento certificato ISO 9001 e ISO 14001.
Come funziona
La lattoferrina è una proteina multifunzionale e la bioattivazione ne libera i peptidi. Ne derivano due famiglie di meccanismi che agiscono in parallelo: una sui microrganismi, una sulle cellule della pelle. È questa doppia natura, non un singolo bersaglio, a spiegare l’ampiezza delle applicazioni. Apri una voce per il dettaglio.
Sui microrganismi
Sottrazione del ferroLetteratura
Lega il ferro con alta affinità e lo rende indisponibile ai microrganismi che ne dipendono per crescere. I commensali, meno ferro-dipendenti, ne risentono molto meno: è il primo motivo per cui l’azione è selettiva e non indiscriminata.
Membrane, adesione e biofilmMisurato
I peptidi cationici liberati dalla bioattivazione si legano alle membrane — in particolare ai lipopolisaccaridi dei Gram-negativi — ne aumentano la permeabilità, riducono l’adesione batterica e la produzione di tossine e disgregano il biofilm. A differenza della proteina intera i peptidi entrano nella cellula e agiscono su bersagli intracellulari: è così che la bioattivazione allarga lo spettro e abbassa la dose.
Lieviti e funghiMisurato
Sui funghi il meccanismo passa dall’interazione con la parete cellulare, dalla privazione di ferro, dal blocco di recettori di membrana e dall’induzione di morte cellulare programmata. I peptidi allargano il numero di specie raggiunte.
Effetto prebiotico per selezioneMisurato
Lattobacilli e bifidobatteri resistono meglio ai meccanismi qui sopra, e i peptidi derivati dalla lattoferrina funzionano per loro anche da substrato di crescita e da molecola di segnale. L’equilibrio si sposta verso i benefici senza che serva un’azione diretta a loro favore.
Barriera contro i virusMisurato
Si lega ai recettori cellulari — in particolare all’eparan solfato — e alle particelle virali, ostacolando l’adesione e l’ingresso; in letteratura è descritta anche un’interferenza con la replicazione. L’attività è documentata su virus a DNA e a RNA: fra questi HSV-1 e HSV-2 e, per la lattoferricina, HPV-5 e HPV-16 (Mistry et al., Antiviral Res. 2007).
Sulle cellule della pelle
Contenimento della risposta pro-infiammatoriaMisurato
Modula le citochine pro-infiammatorie: nei nostri saggi l’IL-6 su macrofagi umani stimolati, in letteratura anche l’IL-8, con riduzione dei mediatori di segnale TLR2 e NF-κB. È il meccanismo che tiene insieme pelli a tendenza acneica, cute reattiva e invecchiamento, dove l’infiammazione cronica di basso grado è il denominatore comune.
Riepitelizzazione e vitalità cellulareMisurato
Accelera la chiusura della lesione nel monostrato di cheratinociti e di fibroblasti e ne sostiene la vitalità. In letteratura la lattoferrina aumenta anche la sintesi di acido ialuronico nei fibroblasti dermici, attraverso l’espressione dell’enzima HAS2.
Turnover dei cheratinocitiMisurato
Modula la proliferazione dei cheratinociti, misurata come incorporazione di BrdU a 24 ore. È la leva su cui si gioca la desquamazione: cuoio capelluto, pelle a tendenza atopica, barriera compromessa.
AntiglicazioneMisurato
Riduce la glicazione delle proteine in un sistema modello BSA-glucosio, cioè la reazione che irrigidisce le fibre e ne compromette l’elasticità. L’effetto è misurabile sotto lo 0,1% e, alle concentrazioni più basse, si costruisce più lentamente ma dura più a lungo.
Uniformità del coloritoMisurato
Riduce la melanina prodotta dai melanociti stimolati con α-MSH, l’ormone che innesca la melanogenesi. Alle dosi più alte saggiate i livelli tornano confrontabili con quelli del controllo non stimolato.
Regolazione della sebogenesiLetteratura
In letteratura la lattoferrina riduce in modo dose-dipendente la produzione lipidica dei sebociti e regola l’iperattività della ghiandola, agendo sui geni del metabolismo lipidico. È il meccanismo che spiega perché l’effetto sulle pelli impure non si esaurisca nell’azione sui microrganismi.
Misurato significa che il meccanismo corrisponde a un endpoint saggiato sul nostro ingrediente, e lo ritrovi qui sotto con il modello sperimentale. Letteratura riguarda la lattoferrina e i suoi peptidi in generale. Le due cose non hanno lo stesso peso in un fascicolo e non le mescoliamo.
Sette applicazioni, misurate una per una
Per ogni area riportiamo cosa è stato misurato e su quale modello. Salvo dove indicato, i dati sono in vitro. Protocolli completi, ceppi e curve sono nel pacchetto tecnico che mandiamo su richiesta.
Biofilm di C. acnes
Il biofilm è ciò che rende i microrganismi persistenti e difficili da raggiungere.
- Inibizione della formazione del biofilm di C. acnes: 88% medio, 86% già allo 0,05%
Saggio MBIC, concentrazioni 0,2% / 0,1% / 0,05% - Eradicazione del biofilm già formato: 83% medio, 70% allo 0,05%
Saggio MBEC - Struttura e vitalità del biofilm confermate al microscopio confocale
Colorazione live/dead, spessore e intensità di fluorescenza - Attività anche sul biofilm di S. aureus
Saggio MBEC
Pelle e sperimentazioni cliniche
Riepitelizzazione, contenimento dell’infiammazione e le due sperimentazioni cliniche sul gel.
- Riepitelizzazione: chiusura della lesione nel monostrato di cheratinociti
Scratch assay - Contenimento della risposta pro-infiammatoria
Macrofagi umani THP-1 differenziati, stimolo LPS - Sperimentazione clinica in monoterapia: gel con Lactive dallo 0,1% all’1%
20 pazienti con acne lieve del volto - Sperimentazione clinica in associazione: lo stesso gel per via topica insieme a tetraciclina per via orale — due vie di somministrazione distinte
25 pazienti con acne moderata del volto - Risultati riportati: eritema −35%, desquamazione −10%, prurito −15%
Sperimentazioni condotte per cortesia di FB Dermo srl, Italia
Glicazione, tono, rigenerazione
Tre meccanismi indipendenti dell’invecchiamento cutaneo, misurati separatamente.
- Attività antiglicante già sotto lo 0,1%
Sistema BSA-glucosio in vitro - Riduzione della melanina prodotta: effetto significativo
Melanociti stimolati con α-MSH - Contenimento della risposta pro-infiammatoria
Macrofagi THP-1 - Rigenerazione e vitalità cellulare
Scratch assay su fibroblasti con test di vitalità
Pelle a tendenza atopica e reattiva
Qui contano insieme l’equilibrio microbico e il recupero della barriera.
- Attività selettiva: riduzione dei patogeni, commensali preservati
Riduzione logaritmica, patogeni e probiotici a confronto - Attività su E. coli e P. aeruginosa fra 0,1% e 1%
Saggio di riduzione logaritmica - Riepitelizzazione e recupero della barriera
Scratch assay su cheratinociti - Modulazione del turnover dei cheratinociti
Incorporazione di BrdU, 24 ore
Cute del capo e forfora
Il fungo responsabile della desquamazione e il turnover epidermico accelerato.
- Inibizione di M. furfur allo 0,8%
Concentrazione minima inibente - Modulazione del turnover dei cheratinociti
Incorporazione di BrdU - Contenimento della risposta pro-infiammatoria e rigenerazione
Macrofagi THP-1; scratch assay su fibroblasti
Mucosa orale e placca
Due batteri chiave del cavo orale e il recupero dell’epitelio.
- Attività su S. mutans e P. gingivalis
Concentrazione minima inibente - Riepitelizzazione della mucosa
Scratch assay - Attività antivirale in vitro su modello Herpes simplex
Saggio di riduzione delle placche - Riduzione dell’infezione da SARS-CoV-2 in coltura cellulare
Cellule Vero, replicazione virale quantificata in qPCR; rilevante per formulazioni orali e nasali
Mucosa e microbiota vaginale
Il criterio non è eliminare, è far prevalere i lattobacilli.
- Cinetica di abbattimento su C. albicans
Time-kill - Effetto prebiotico a favore dei lattobacilli
Modello di microbiota vaginale - Riepitelizzazione e contenimento della risposta infiammatoria
Scratch assay; macrofagi THP-1 - Attività antivirale in vitro su modello Herpes simplex
Saggio di riduzione delle placche
Controllo dell’odore
L’odore nasce da un microbiota sbilanciato, non dalla traspirazione in sé.
- Cinetica di abbattimento su S. hominis
Time-kill - Attività selettiva sul microbiota cutaneo
Riduzione logaritmica, patogeni e commensali a confronto
Per chi sviluppa dispositivi medici a base di sostanze. Dove passa il confine con il cosmetico, secondo il regolamento (UE) 2017/745 →
Un prodotto è dispositivo medico se non esercita nel o sul corpo umano l’azione principale cui è destinato mediante mezzi farmacologici, immunologici o metabolici, mezzi che possono però coadiuvarne la funzione (art. 2, punto 1). La linea passa quindi dalla destinazione d’uso e dal meccanismo dichiarato, non dall’ingrediente in sé: gli stessi dati possono sostenere un cosmetico o un dispositivo a seconda di come l’uno e l’altro vengono costruiti.
In concreto, un’attività antimicrobica, antibiofilm o antivirale agisce sull’agente e difficilmente regge come azione principale di un dispositivo: può accompagnare una funzione principale di tipo fisico — barriera, idratazione, lubrificazione, mucoadesione, rimozione meccanica — non sostituirla. I dati di riepitelizzazione, di protezione e recupero della barriera e di tollerabilità sono invece quelli che entrano più naturalmente nel fascicolo tecnico.
Se poi il dispositivo è composto da sostanze introdotte attraverso un orifizio del corpo o applicate sulla pelle, e lì assorbite o localmente disperse, si applica la regola 21 dell’allegato VIII: classe IIa quando agisce sulla pelle o nella cavità nasale e orale fino alla faringe, classe III quando la sostanza o i suoi metaboliti sono assorbiti per via sistemica per conseguire la destinazione d’uso, classe IIb negli altri casi. L’allegato I, punto 12.2 chiede inoltre per queste sostanze una valutazione di assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione, tolleranza locale, tossicità e interazioni, secondo i pertinenti criteri dell’allegato I della direttiva 2001/83/CE.
Questo non è un parere regolatorio e la qualificazione e la classificazione restano responsabilità di chi immette il prodotto sul mercato. È il motivo per cui, su progetti di questo tipo, la prima conversazione la facciamo sulla destinazione d’uso e sul meccanismo, prima che sui test: Dispositivi medici →
Dati tecnici e formulazione
Caratteristiche
| Composizione | Lattoferrina bioattivata |
| Aspetto | Polvere da bianca a leggermente bronzea |
| Solubilità | In acqua fino al 20%; in fase oleosa richiede emulsione |
| pH consigliato in formula | Da 3 a 5,8 |
| Conservazione | Temperatura ambiente |
| Shelf life | 24 mesi |
| Certificazioni | ISO 9001, ISO 14001; controlli di produzione su ogni lotto |
Concentrazioni suggerite
| Antiglicazione | Da 0,05% (14 giorni) o 0,1% (7 giorni) |
| Uniformità del colorito | Da 0,05% |
| Riepitelizzazione | Da 0,1% |
| Attività antivirale | Fino all’1% |
| Pelli impure e skin care | Da 0,02% a 1% |
| Pelle atopica e cuoio capelluto | Da 0,02% a 1% |
| Igiene orale | Da 0,02% a 1% |
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